Sul piano stilistico colpisce il frequentissimo uso che Woody fa dello sguardo in macchina. Jerry non perde occasione per rivolgersi allo spettatore, coinvolgendolo quindi direttamente nelle sue vicende.Woody poi utilizza per la seconda volta un alter ego cinematografico in compresenza sullo schermo. Lo aveva già fatto con il personaggio di Michael Caine in Hannah e le sue sorelle ma il rapporto tra i due non era comunque così diretto.

30 anni in un secondo rientra prepotentemente in quella serie di pellicole teen oriented che mirano dritte al portafogli delle giovanissime desiderose di emulare le attrici più famose. In questo senso avere come modello la Garner è positivo: l’attrice è veramente brava, simpatica, credibile e riesce a mantenere intatto il suo fascino senza perdere l’innocenza ed ingenuità richiestole dal ruolo. Potrebbe davvero diventare l’erede di Meg Ryan e forse, speriamo, anche qualcosa di più..

Ogni mattina e sera per cinque minuti ‘Zebra Time’ viene implementata, e permette alla polizia Zebra di eliminare eventuali potenziali criminali. Abbastanza presto, Ichikawa diventa l’oggetto di attacchi da parte della polizia Zebra, ma viene salvato da Ichiba (Naoki Tanaka) e portato in un luogo sicuro noto come la ‘White Horse House’. Al ‘White Horse House,’ i sopravvissuti del ‘Zebra Time’ si ricoverano dalle loro ferite, mentre complottano dei metodi per rovesciare il governatore della città, che ha implementato ‘Zebra Time’.

Fra i pazienti c’è il suo secondo figlio De Yi (Aaron Kwok), che affronta la morte imminente con rabbia e incoscienza. De Yi incontra la bellissima Qin Qin (Zhang Ziyi), moglie del cugino, recente vittima del virus. I due sono attratti l’uno dall’altra, condividendo l’amarezza e la paura del loro destino.

Il ruolo conferma la capacità dell’attore di cimentarsi egregiamente in contesti drammatici e la sua disinvoltura nel porre il proprio talento al servizio di generi diversi. Senza rinunciare per questo al gusto di rimettersi in gioco in parti più disimpegnate, ma non per questo meno interessanti, come dimostra la sua partecipazione, nel 2010, in Adele e l’enigma del faraone diretto da Luc Besson, una movimentata vicenda tratta da una serie a fumetti, che racconta le peripezie d’una giovane e coraggiosa giornalista, tra le quali la minaccia d’un pericoloso pterodattilo scappato dal museo del Jardin des Plantes. Incaricato dalle autorità francesi di catturare la medesima creatura, un avventuriero, un certo Justin de Saint Hubert, interpretato da Jean Paul Rouve: un altro avventuriero, ma della settima arte, che anche in ruoli non particolarmente significativi riesce a trasmettere la sua personalità, il suo modo di vivere il cinema.Nel 2011 è il protagonista di Poupoupidou un film a metà strada tra una storia d’amore e un noir che mescola ironia e mistero, diretto da Gérald Hustache Mathieu.Successivamente è nel cast di Les Tuche diretto da Olivier Baroux, e di In solitario una straordinaria avventura umana a bordo di una barca a vela diretta da Christophe Offenstein.Nel 2012 esordisce dietro la macchina da presa dirigendo il dramma Quand je serai petit di cui è anche l’attore protagonista.