Nel 1991 affianca Willem Dafoe in L’ultimo attacco di John Milius. Tre anni dopo fa parte del cast di Pulp Fiction (1994) di Quentin Tarantino: una piccola parte sufficiente a mostrare le qualità di questa attrice dall’apparenza dismessa. Nel 1996 ha un ruolo drammatico in Crash di David Cronenberg dove è Gabrielle, paralizzata dopo un incidente in cui hanno perso la vita molte persone.

Simba è un cucciolo di leone, figlio di re Mufasa e principe ereditario della Savana. Curioso e avido di vita, contravviene agli ammonimenti del padre e si lascia convincere dall’infido zio Scar a visitare il misterioso ‘cimitero degli elefanti’, dove viene aggredito da tre iene ebeti e fameliche. Soccorso dal padre, Simba promette di non disobbedire più e di seguire disciplinato le orme del genitore.

Irrequieto e incontinente non nasconde alla stampa il bisogno incoercibile di distruggere tutto e ricominciare da zero, il desiderio di reinventare il linguaggio del cinema, di trovare una nuova narrazione.Il risultato della sua nevrosi artistica è una filmografia complessa che abbraccia tutti i generi (SF, polar, action, film storici o sperimentali, biopic prestigiosi, porno soft, adattamenti letterari), sperimentando tutti i formati (videocamera, HD, 35 mm, etc), girando in tre giorni con un budget ridicolo e attori sconosciuti (Bubble) o realizzando blockbuster corredati di cast a cinque stelle (Ocean’s Eleven). Per quanto ci provi, confessando con candore lo sforzo di scampare al virus potente della realizzazione, Soderbergh è decisamente inguaribile e pronto, sempre pronto, a (ri)sorgere là dove non ce lo aspettiamo. Così dopo aver archiviato una manciata di film senza risonanza ed essere rimontato in sella nel 2012 con Magic Mike, cambia direzione, rinuncia al cinema e si consacra alla televisione (The Knick).

Le battute sono in barese strettissimo e sono necessari i sottotitoli. Per di più è girato in bianco e nero. Con la scusa di raccontare il recupero di alcuni pacchetti di cocaina da parte di alcuni malavitosi locali, Piva descrive una società esclusivamente maschile, malinconica e ancestrale, con un amarissimo umorismo tipico di chi vive nella marginalità.

Come abbiamo fatto a scoprire noi che a finire contro la petroliera non era stata una bettolina bensì il Moby Prince? Abbiamo dato retta all’istinto: eravamo sotto l’Agip Abruzzo offrendo aiuto ai marittimi nel caso volessero abbandonarla, abbiamo sentito che i soccorritori stavano dando l’allarme perché qualcuno aveva notato avvicinarsi una nave che si muoveva come se nessuno la guidasse, era senza più governo in mezzo a quel caos. stato un flash, abbiamo capito che doveva avere qualcosa a che fare con qualcosa di strano che avevamo scorto poco prima: come un inverosimile baluginare di fiamme dietro una sagoma scura. E ci siamo buttati da quella parte..